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La storia delle autodemolizioni inizia parallelamente alla diffusione di massa dell’automobile nel XX secolo. Con l’aumento della produzione di veicoli, soprattutto dopo l’introduzione della Ford Model T nel 1908, nacque l’esigenza di gestire i veicoli fuori uso. Nei primi decenni, le auto abbandonate venivano spesso lasciate nei depositi di rottami o smantellate artigianalmente per recuperare metalli, senza regolamentazioni specifiche. Negli anni ’30 e ’40, con l’espansione dell’industria automobilistica, si diffusero i primi "sfasciacarrozze", luoghi dove le auto venivano disassemblate per riutilizzare parti meccaniche e materiali ferrosi. Tuttavia, era un’attività poco strutturata, spesso improvvisata, e con scarso riguardo per l’ambiente. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il boom economico portò a un aumento esponenziale di veicoli circolanti, e di conseguenza di quelli da smaltire, spingendo verso una maggiore organizzazione del settore. Negli anni ’70, con la crescente attenzione all’ambiente, molti paesi iniziarono a regolamentare le autodemolizioni. In Europa e negli Stati Uniti vennero introdotte norme per il trattamento dei rifiuti pericolosi (oli, batterie, liquidi) e per il riciclo dei materiali. Questo segnò la transizione da semplici depositi di rottami a centri autorizzati di demolizione, con processi standardizzati per il recupero di ricambi e lo smaltimento sicuro. In Italia, il settore delle autodemolizioni si è strutturato a partire dagli anni ’80, con l’entrata in vigore di leggi specifiche e l’istituzione del Pubblico Registro Automobilistico (PRA) per la radiazione dei veicoli. Negli anni ’90 e 2000, l’Unione Europea ha rafforzato le direttive (come la 2000/53/CE sui veicoli fuori uso), imponendo obiettivi di riciclo e incentrando l’attività sull’economia circolare. Oggi, le autodemolizioni moderne sono impianti avanzati che recuperano fino al 95% dei materiali di un veicolo (metalli, plastiche, vetri), riducendo l’impatto ambientale. L’evoluzione tecnologica e la digitalizzazione hanno inoltre permesso la vendita online di ricambi usati, trasformando il settore in una componente chiave della sostenibilità automobilistica. There are many variations of passages of Lorem Ipsum available, but the majority have suffered alteration in some form, by injected humour, or randomised words which don't look even slightly believable. Date un’occhiata ai nostri migliori ricambi usati provenienti dalle vostre auto rottamate durante gli Anni
Parole chiaveNew Ecofarm Srl appartiene al comparto Utility e si occupa di Gestione rifiuti. Secondo lo standard ATECO, il codice 38.32.10 corrisponde a: Recupero e preparazione per il riciclaggio di cascami e rottami metallici.
L'azienda New Ecofarm Srl utilizza anche i nomi: "NEW ECOFARM SRL", "NEW ECOFARM" e "NEW ECOFARM SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA".
La dimensione aziendale colloca New Ecofarm Srl nella categoria "microimpresa" (meno di 10 dipendenti). La dotazione di capitale sociale è pari a 10.0 K €. I dati economici più recenti si riferiscono all'anno 2024.